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Dott.ssa Annarita Casiere

Biologo Nutrizionista specializzata in consulenza alimentare personalizzata per il benessere psicofisico della persona.

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Allergie e Intolleranze Alimentari

Allergie alimentari

ALLERGIE E INTOLLERANZE

Allergie e intolleranze alimentari sono due condizioni molto diverse tra loro, ma spesso confuse, che richiedono approcci diagnostici e nutrizionali specifici per evitare rischi inutili o restrizioni eccessive. Le allergie coinvolgono direttamente il sistema immunitario e possono, nei casi più gravi, mettere a rischio la vita; le intolleranze invece non sono immunomediate, si manifestano in genere con sintomi gastrointestinali e, pur essendo fastidiose, non provocano reazioni anafilattiche.

Allergie alimentari: quando è in gioco il sistema immunitario

L’allergia alimentare è una reazione del sistema immunitario che si attiva contro componenti innocue di un alimento, come se fossero pericolosi “nemici”. Anche piccole quantità del cibo allergenico possono scatenare la risposta, che di solito compare in tempi rapidi dopo l’ingestione (da pochi minuti a un’ora).​

Nel nostro Paese, si stima che quasi il 2% degli adulti e circa il 6% dei bambini manifestino allergie a specifici alimenti. I sintomi possono interessare diversi organi e avere intensità variabile:​

  • manifestazioni lievi: prurito o formicolio in bocca, gonfiore delle labbra o del viso, lacrimazione, orticaria, disturbi digestivi (dolore addominale, diarrea)
  • manifestazioni più importanti: respiro affannoso, senso di costrizione toracica, difficoltà respiratoria
  • forme gravi: reazione anafilattica con calo di pressione, compromissione respiratoria e rischio di shock anafilattico.​

Nei bambini, l’allergia può talvolta manifestarsi anche con segni meno specifici, come coliche intense, pianto inconsolabile, costipazione o crescita inferiore al previsto. Proprio perché le manifestazioni sono diverse e non sempre eclatanti, è fondamentale una diagnosi accurata.​

Per una corretta valutazione sono indispensabili:

  • un’anamnesi alimentare dettagliata (che cosa è stato mangiato, in quale quantità, dopo quanto tempo sono comparsi i sintomi)
  • l’indicazione mirata di test di laboratorio e test allergologici specifici, da richiedere in base alla storia clinica.​

Prima di eliminare interi gruppi di alimenti, è opportuno confrontarsi con uno specialista (allergologo) e con una figura esperta in nutrizione (dietista, nutrizionista), per evitare diete inutilmente restrittive e carenze nutrizionali.

Intolleranze alimentari: fastidiose, ma non immunomediate

L’intolleranza alimentare, a differenza dell’allergia, non coinvolge il sistema immunitario. Si tratta in genere di una difficoltà a digerire o assimilare correttamente alcune sostanze presenti negli alimenti, con comparsa di sintomi in genere più tardiva (anche diverse ore dopo il pasto) e legata alla quantità di cibo ingerita.​

I sintomi più frequenti sono:

  • gonfiore addominale
  • crampi e dolore addominale
  • meteorismo
  • diarrea o alterazioni dell’alvo.​

Pur essendo molto fastidiose e impattanti sulla qualità di vita, le intolleranze non espongono a un pericolo di vita immediato come può accadere per le allergie gravi. Spesso alla base vi è un deficit enzimatico, cioè la mancanza o insufficienza dell’enzima necessario per metabolizzare una determinata sostanza.​

Altri fattori che possono contribuire allo sviluppo o al peggioramento dei sintomi sono:

  • dieta ricca di grassi
  • alimentazione povera di fibre
  • eccessivo consumo di cibi raffinati
  • scarso apporto complessivo di nutrienti
  • orari dei pasti irregolari
  • periodi di forte stress
  • consumo molto frequente e ripetuto di un alimento specifico.​

Le intolleranze più note sono:

  • intolleranza al lattosio (da deficit di lattasi)
  • celiachia (intolleranza permanente al glutine, con meccanismo immunologico specifico).​

Oggi sono disponibili molti test commerciali per le intolleranze, ma dal punto di vista scientifico risultano attendibili solo:

  • il breath test per l’intolleranza al lattosio
  • gli esami specifici per la diagnosi di celiachia (test sierologici e biopsia intestinale, quando indicato).​

Affidarsi a test non validati e, sulla base di questi, escludere numerosi alimenti può comportare gravi carenze nutrizionali. È quindi consigliabile, in presenza di sintomi attribuibili a una possibile intolleranza, rivolgersi a una figura professionale esperta per:​

  • raccogliere con cura la storia alimentare e dei sintomi
  • individuare, se possibile, l’alimento responsabile
  • escluderlo in modo mirato e temporaneo
  • sostituirlo con altri cibi equivalenti, così da evitare deficit nutrizionali.

Celiachia: un’intolleranza “speciale” al glutine

Celiachia

La celiachia merita un discorso a parte, perché non è una semplice intolleranza “di fastidio”, ma una vera e propria malattia autoimmune scatenata dall’ingestione di glutine (una proteina presente in frumento, orzo, segale e derivati) in soggetti geneticamente predisposti.​

Quando una persona celiaca consuma glutine, il sistema immunitario reagisce contro la mucosa dell’intestino tenue, causando:

  • infiammazione cronica
  • appiattimento dei villi intestinali
  • riduzione dell’assorbimento di nutrienti essenziali (ferro, calcio, vitamine).​

A differenza delle allergie alimentari:

  • la celiachia non provoca di solito reazioni immediate anafilattiche
  • i sintomi possono essere gastrointestinali (diarrea, gonfiore, dolore, dimagrimento), ma anche extraintestinali (anemia, stanchezza, osteopenia, disturbi della crescita nei bambini).​

E, rispetto alle intolleranze non immunomediate:

  • ha una base genetica e immunologica ben definita
  • comporta un danno strutturale all’intestino se non trattata
  • richiede una dieta rigorosamente priva di glutine per tutta la vita.​

Una diagnosi corretta di celiachia si basa su esami specifici (anticorpi nel sangue, eventualmente biopsia intestinale) e non su test generici di intolleranza. Proprio perché si tratta di una condizione complessa, è prevista una pagina dedicata di approfondimento, dove possono essere spiegati nel dettaglio diagnosi, terapia e indicazioni pratiche sulla dieta senza glutine.

Perché è importante farsi seguire in un percorso strutturato

Che si tratti di allergia, intolleranza o celiachia, intervenire in autonomia eliminando molti alimenti senza una guida può essere controproducente. Il rischio concreto è doppio:​

  • da un lato, non individuare realmente la causa dei disturbi
  • dall’altro, andare incontro a squilibri e carenze nutrizionali difficili poi da recuperare.​

Un percorso nutrizionale strutturato, in collaborazione con il medico di riferimento, permette di:

  • raccogliere una storia clinica e alimentare accurata
  • orientare verso i test diagnostici realmente utili
  • impostare una dieta personalizzata che escluda solo gli alimenti necessari, sostituendoli con alternative adeguate
  • monitorare nel tempo sintomi, stato nutrizionale ed eventuali aggiustamenti necessari.​

In questo modo l’alimentazione torna a essere una risorsa di benessere, non una fonte di paura o di rinunce eccessive, e diventa uno strumento concreto per gestire in sicurezza allergie, intolleranze e celiachia.